Contro la terza guerra mondiale, per una nuova Resistenza!
L’escalation in Medio Oriente – dall’Iran al Libano – segna un salto nello sviluppo della guerra globale: bombardamenti, devastazione delle infrastrutture nel Golfo Persico, chiusura dello Stretto di Hormuz.
Ancora una volta, i popoli vengono trascinati nel carnaio della guerra per gli interessi dei macellai imperialisti – tra cui il governo Meloni, vassallo e complice – che si arrogano il dominio del mondo.
Come già nella Seconda guerra mondiale, è la crisi del loro sistema a spingere verso la guerra: per continuare a fare profitti, i padroni rilanciano l’economia di guerra e la produzione di armi; per difendere i propri interessi tornano sulla via della conquista, della rapina delle risorse, della repressione, dell’oppressione e genocidio dei popoli. È il multipolarismo di guerra: dall’Ucraina alla Palestina, dall’Iran al Libano, dal Venezuela a Cuba, dal Sudan alla Somalia.
Ma la guerra aggrava la crisi. Una nuova e profonda recessione si profila nelle economie occidentali e nel nostro paese: licenziamenti, carovita, aumento dello sfruttamento e della repressione colpiranno sempre più lavoratrici e lavoratori, giovani e settori popolari. Mentre sul fronte esterno proseguono devastazioni e stermini.
I principali responsabili sono l’élite politico-finanziarie occidentali – e in particolare statunitensi – e il regime sionista. Queste élite, segnate da corruzione, violenza e impunità (come mostra anche il caso Epstein), stanno sviluppando forme sempre più autoritarie, basate sul dominio economico, sull’uso delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale per il controllo sociale e per la guerra, dentro e fuori i confini.
Lo vivono i palestinesi sotto occupazione, lo vivono i popoli colpiti dalle aggressioni, lo vivono anche immigranti, lavoratrici e lavoratori sottoposti a repressione crescente in Europa e negli Usa.
In questo quadro, anche il nostro paese è pienamente coinvolto: le basi Usa e Nato presenti sul territorio – da nord a sud, con nodi strategici come Sigonella – rappresentano infrastrutture decisive per la guerra imperialista e rendono l’Italia complice attiva.
Contro questo sistema e le sue guerre deve svilupparsi una nuova Resistenza. È il messaggio che arriva dai popoli che resistono, dalla Palestina all’Iran e da tutti i territori colpiti dall’aggressione imperialista. La resistenza dei popoli e delle classi oppresse è l’unico antidoto: quando la resistenza avanza, l’imperialismo arretra.
Nel nostro paese esistono segnali importanti: le mobilitazioni degli ultimi mesi in solidarietà alla Palestina, le lotte contro il carovita e lo sfruttamento, le iniziative contro la guerra e contro le basi militari.
In questa epoca di guerra, dobbiamo costruire una cultura e una pratica della resistenza. Dobbiamo riappropriarci del 25 Aprile, della lotta partigiana, della vittoria contro il nazifascismo – e attualizzarla.
Oggi resistere significa:
– lavoratrici e lavoratori che rifiutano di pagare il costo della guerra
– giovani che rifiutano di essere carne da cannone
– opporsi allo sfruttamento, alla repressione e al carovita
– costruire organizzazione nei luoghi di lavoro, di studio e nei territori
– sostenere le lotte contro la guerra, contro le basi militari e contro l’economia bellica
È indispensabile che proletari e proletarie si organizzino per resistere oggi, e vincere domani.
Il passato è memoria, il presente è lotta, il futuro è rivoluzione!
Antitesi – Organizzazione Comunista
