StrikeVolantini e comunicati

Strike n.06

LA GUERRA AVANZA:
UNIRSI, ORGANIZZARSI, LOTTARE

numero 6 anno II


INDICE

— Editoriale

— Decreto Primo Maggio: ancora parole al vento

— Trump non è un pazzo, è il sistema che sta crollando

— Intervista ai lavoratori di Leonardo

— Basta divisioni! Sugli ultimi scioperi generali

— Una repubblica democratica fondata sulle stragi

EDITORIALE

Il 25 aprile di quest’anno è stato un reale giorno di lotta che ha visto un’enorme partecipazione e una forte opposizione alla guerra imperialista! Un tema che ha caratterizzato tutta l’Italia con capofila Milano, dove tutto il corteo ha costretto alla ritirata lo spezzone guerrafondaio della brigata ebraica.

Anche maggio e giugno hanno visto diversi settori scioperare (scuola, porti, trasporti, fabbriche) con lavoratori e lavoratrici che chiedono il miglioramento delle proprie condizioni di lavoro, oltre ad opporsi alle politiche governative e belliche. Significative sono state, per fare due esempi, le mobilitazioni dei lavoratori della biennale di Venezia contro i padiglioni della guerra e del genocidio, ma anche quella immediata dei lavoratori Electrolux contro l’annuncio di 1.700 licenziamenti, grazie alla quale sono riusciti a imporre un primo stop ai piani della multinazionale svedese.

La parola d’ordine deve essere chiara: non pagheremo né la vostra crisi, né la vostra guerra!

E di tegole sul governo Meloni continuano a caderne: l’Italia non è riuscita ad uscire dalla procedura d’infrazione europea e ha fallito l’obiettivo di ridurre il deficit al 3% entro il 2025, perdendo l’accesso ai fondi europei per il riarmo (ReArm Europe). Tuttavia, Bruxelles ha concesso una deroga per fare ulteriore debito legato al caro energia, deroga che Meloni ha esaltato come una grande vittoria. Le conseguenze di quanto appena detto le vedremo sicuramente con la prossima legge di bilancio, che sarà caratterizzata da ulteriori pesanti tagli ai servizi sociali per dirottare le risorse verso le spese militari, aggravando così i livelli di povertà nel Paese.

Inutile girarci attorno. Se la legge di bilancio 2027 sarà tutta rivolta alla guerra la risposta di lavoratrici e lavoratori dovrà iniziare dall’opposizione ad essa, partendo dagli esempi positivi di quest’ultimo periodo con ancora più forza, unità e determinazione; utilizzando qualsiasi mobilitazione per allenare le pratiche di lotta e renderle sempre più efficaci.

Non possiamo pensare che questo ruolo possa essere svolto da quei partiti politici che ora cavalcano un’opposizione facile ma che in realtà stanno solo cercando di racimolare consensi attorno a sé. L’unica opposizione reale non può che essere quella proletaria che, dai luoghi di lavoro e di studio, si sta già mettendo in pratica.
Continuiamo quindi a mobilitarci contro questo governo che ci sta portando verso la terza guerra mondiale e contro i suoi alleati.

DECRETO PRIMO MAGGIO: ANCORA PAROLE AL VENTO

Puntuale come un orologio svizzero, il Primo Maggio il governo Meloni decide di tirare fuori la “grande proposta” per il mondo del lavoro. Oltre al danno, la beffa. Il danno è che questo governo non ha più un centesimo da investire, visto che tutti i soldi delle ultime finanziare sono andati per la guerra, quindi la manovra centrale del governo in ambito del lavoro dev’essere sostanzialmente portata avanti a costo zero. Cosa gli rimane? Cercare di riacquistare un minimo di credibilità con la propaganda, ma anche quella gli sta riuscendo poco.

La beffa è che storicamente il Primo Maggio proviene dalla lotta che, oltre un secolo fa, era stata portata avanti dai lavoratori per fissare l’orario di lavoro giornaliero a 8 ore, mentre oggi ci ritroviamo a non aver più neanche quel diritto garantito. Pensiamo a tutti quei settori che superano nella quotidianità quell’orario: terzo settore, ristorazione, sanità, stagionali, e la lista continua. Per non parlare dei paesi che stanno promuovendo leggi per sdoganare la “gabbia” delle 8 ore giornaliere, come Grecia, Argentina o Germania.

Con questo Decreto il governo si vanta di aver raggiunto numerosi obiettivi nel mondo del lavoro, ma andiamo a vedere nel concreto di cosa si tratta. Per quanto riguarda gli sgravi fiscali per le aziende, c’è ben poco da commentare sull’assunzione di donne, giovani, disoccupati e lavoratori al sud Italia.
Ancora una volta i soldi pubblici vanno direttamente in mano ai padroni, che gentilmente concedono un posto di lavoro alle categorie “svantaggiate”. Ancora una volta viene ribaltata la realtà e la manovra diventa più politica che economica, nascondendo il meccanismo reale della produzione, facendo sembrare che il lavoro sia creato dai padroni, e lo Stato li ricompensa per questo. Nella realtà però tutto si regge sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Questi sgravi fiscali vengono riproposti ciclicamente e avrebbero l’obiettivo di aumentare le assunzioni, ma se andiamo a vedere i numeri degli ultimi anni vediamo che l’aumento degli occupati è un dato influenzato principalmente dagli over 50 e da una forte componente di contratti a tempo determinato o part-time. Anche sulla lotta al caporalato digitale nella sostanza non sono stati portati miglioramenti. L’introduzione dell’obbligo di identificazione con SPID per accedere alle piattaforme penalizza lavoratori e lavoratrici in attesa del permesso di soggiorno o del rinnovo, per i quali ottenere l’identità digitale è pressoché impossibile. In secondo luogo questi lavori funzionano con sistemi di ranking reputazionali, una sorta di “premialità”, più consegne fai più te ne propongono. Per questo, spesso i riders sono costretti a condividere lo stesso account tra più persone. Le condizioni di sfruttamento restano le stesse: i fattorini sono spinti ad andare sempre più in fretta ed evitare di denunciare infortuni per non perdere l’opportunità di ricevere nuovi ordini.

Il Decreto Primo Maggio ha inoltre introdotto l’adeguamento automatico degli stipendi dopo nove mesi di vacanza contrattuale (quindi dopo 9 mesi di scadenza del CCNL) al 50% dell’indice Ipca-Nei (Indice dei Prezzi al Consumo al netto dei beni energetici importati). Per essere concreti, la media da gennaio ad aprile 2026 dell’indice Ipca-Nei si attesta all’1,725%, significa che per uno stipendio medio di 1600€ l’aumento sarebbe di circa 13,80€. Anche questo dato si commenta da solo, vista la cifra rispetto all’aumento del costo della vita.

Il pezzo forte del Decreto però è aver sancito il concetto di Salario Giusto. Come da prassi i lavoratrici e lavoratori non vedranno un euro, ma sono previsti sgravi fiscali per chi nella sua azienda assume facendo riferimento a CCNL firmati dai sindacati più rappresentativi. Sicuramente a livello politico il Governo, attraverso questa manovra, cerca di tenersi buoni i confederali legittimando il loro ruolo a livello di parti sociali, ma nella sostanza è aria fritta. La Cgil dichiara che il 97% dei lavoratori nel privato, ad oggi, fa già riferimento ad un CCNL firmato dai sindacati confederali. Nonostante questo, è sotto agli occhi di tutti che i salari sono tutt’altro che giusti.

Su questo meritano un focus le lavoratrici che strutturalmente presentano un salario medio inferiore del 30%. A questo contribuisce l’uso massiccio del part-time per accudire figli, anziani o disabili, senza parlare di chi è costretta a lasciare il posto di lavoro. Ad aggravare ancora di più il divario salariale sono quei lavori con una retribuzione nettamente più bassa, che si basano quasi interamente sul lavoro delle donne. Assistenza, accoglienza, sanità, educazione e istruzione sono settori tanto fondamentali quanto smantellati anno dopo anno, pretendendo sempre più sacrifici da parte delle lavoratrici. Ecco che quindi il termine “salario giusto” diventa un insulto per le condizioni reali in cui versa il mondo del lavoro, dove anche se c’è un tempo indeterminato con contratto CCNL firmato dai confederali, diventa ogni giorno più difficile arrivare a fine mese.

In aggiunta al Decreto Primo Maggio, i partiti di maggioranza stanno proponendo una serie di emendamenti che vanno a peggiorare notevolmente la situazione. Emendamenti che, senza troppo clamore mediatico, puntano a far passare nuove norme o modificarne di già esistenti. Per esempio, per quanto riguarda il lavoro somministrato, un emendamento propone di aumentare a 36 mesi (dai 24 odierni) la possibilità di sfruttare i lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle agenzie, senza più considerare i periodi precedenti se lavorati con contratti a termine, e senza alcuna causale né limiti percentuali di utilizzo per l’azienda utilizzatrice.
In questo sistema, basato su profitto e sfruttamento, le condizioni giuste di lavoro non arriveranno mai da Stato e padroni, che difendono gli interessi di aziende e privati, ma solo la lotta della classe lavoratrice unita e organizzata può ottenere dei miglioramenti della propria condizione.

INTERVISTA AI LAVORATORI DI LEONARDO