Volantini e comunicati

Solidarietà ai denunciati e agli indagati a Firenze


A Firenze la questura sta notificando denunce a minorenni da cui si apprende di ulteriori indagini nei confronti di numerosi maggiorenni, per le manifestazioni che quest’autunno hanno riempito numerose piazze della città a sostegno della Resistenza Palestinese, della Global sumud Flottila e della lotta dei lavoratori ex Gkn. Questi provvedimenti si inseriscono in un clima cittadino già segnato da una profonda spirale repressiva.
Alle denunce si affiancano le minacce di sgombero contro spazi sociali e politici come il CPA e la Polveriera, così come contro la fabbrica occupata dagli ex operai Gkn, in una palese ritorsione verso quelle componenti che hanno animato scioperi e piazze per la Palestina e contro la guerra nell’autunno passato. In queste denunce vengono colpiti soprattutto i più giovani, con l’obiettivo di intimidirli fin da subito. Emblematico è stato lo sgombero dello studentato occupato PdM, per il quale a breve inizierà il processo: un attacco frontale alla lotta per il diritto allo studio.
Disciplinare i più giovani è funzionale alla formazione di un corpo sociale addomesticato e docile: è questo il senso delle numerose denunce contro gli studenti delle superiori che in autunno hanno occupato le scuole in solidarietà con la Palestina e, più in generale, contro un modello di scuola funzionale al capitale. Ma la repressione assume anche altre forme: il licenziamento mirato del delegato sindacale USB da parte di Unicoop; i rinnovi contrattuali negati ai lavoratori interinali dei musei più esposti nelle lotte; gli attacchi padronali ai presidi del Sudd Cobas a Prato.
Tutti tasselli della medesima offensiva padronale.

La spirale crisi-guerra-crisi è il paradigma che orienta non solo le scelte del governo di turno, ma l’intero apparato statale della borghesia imperialista italiana. La deriva autoritaria del governo Meloni è l’ultimo passaggio di una tendenza decennale che non ha escluso alcun esecutivo. Questa traiettoria affonda nelle necessità della classe dominante di conservare il proprio potere sui proletari e sulle masse popolari, in una fase senza più briciole per la pacificazione sociale e con venti di guerra sempre più forti.
Oggi le priorità della borghesia imperialista italiana sono condurre la guerra sul fronte esterno, garantire i profitti del complesso militare-industriale e scaricarne i costi sulle masse popolari, che non devono rompere la pacificazione del fronte interno. Per questo la classe dominante ha avviato una chiusura degli spazi democratici e un salto nelle politiche repressive e di controllo preventivo, usando le emergenze per costruire consenso attraverso la politica della paura In nome delle emergenze sono state colpite anche le forme di lotta e organizzazione del conflitto di classe — picchetti, blocchi, manifestazioni spontanee, occupazioni, centri sociali — mentre sgomberi, denunce e processi mirano a disarticolare e isolare preventivamente movimenti e lotte.

Davanti alle grandi mobilitazioni per la Palestina dell’autunno, la classe dominante ha agito su due piani. Il primo è avvalersi della sinistra borghese per egemonizzare il movimento e confinarlo nella solidarietà umanitaria, senza mettere in discussione sionismo e piani guerrafondai; un tentativo rivelatosi fallimentare per l’espressione radicalmente contro sionismo e imperialismo emersa nelle principali piazze italiane.
Il secondo piano è quello bruto degli apparati repressivi dello Stato: manganellate, processi e denunce contro chi lotta. La repressione non è solo risposta a eventi, ma carattere preventivo nel colpire i movimenti proletari prima che si rafforzino.
Dentro queste strategie vi è anche l’aspetto ideologico, di cui la destra di Trump e Meloni è interprete, che definisce un falso nemico — dagli immigrati ai manifestanti definiti terroristi — e alimenta una società della paura e dell’emergenza permanente, che oggi sintetizzata nello Stato di guerra. Anche la sinistra borghese agisce sul piano ideologico dividendo movimenti e lotte tra buoni e cattivi, tra pratiche giuste e non giuste, contribuendo a disarticolarli.
Davanti a questi tentativi dobbiamo mettere in campo la solidarietà di classe e non fare il loro gioco.

Queste denunce vanno dunque inserite dentro un più generale attacco alla classe proletaria e alle masse popolari. Dobbiamo organizzarci per resistere e impedire che la repressione raggiunga i suoi obiettivi di intimidirci, dividerci, disarticolarci e indebolirci. È quindi sempre più necessario organizzarsi e costruire unità contro la repressione e lo Stato di guerra.

Solidarietà ai denunciati e agli indagati! Solidarietà a chi lotta!
Contro repressione e Stato di guerra resistere per vincere!

Antitesi – Firenze