SOLIDARIETÀ A HAJI: CONTRO REPRESSIONE E STATO DI GUERRA, RESISTERE PER VINCERE
La vicenda di Haji, studentessa del Liceo Machiavelli-Capponi di Firenze, segnalata ai servizi sociali per aver sostenuto la lotta degli operai della stireria L’Alba, dimostra che la repressione utilizza ogni mezzo disponibile per mostrare i suoi muscoli. L’indagine avviata dai servizi sociali su una studentessa minorenne e la sua famiglia è accompagnata dalle minacce di gravi conseguenze qualora dovesse continuare a partecipare a proteste sindacali e politiche. Atti intimidatori gravissimi, che mettono a nudo il carattere razzista di un attacco portato a segno contro una giovane di seconda generazione e che segnano un precedente importante in un contesto segnato da crisi economica e tendenza alla guerra, in cui gli apparati statali alzano l’asticella della criminalizzazione del dissenso e della chiusura degli spazi di agibilità politica e sindacale.
Dobbiamo essere chiari, la tendenza alla guerra è l’unica strategia che la borghesia imperialista può mettere in campo per salvare sé stessa dalle crisi strutturali del capitalismo. Non potendo più elargire briciole per garantire la pace sociale deve necessariamente ricorrere alla repressione. Isolare, spaventare e colpire le forze più energiche della società – giovani, avanguardie di lotta e solidali – serve a pacificare con la forza il fronte interno per poter riprodurre questo sistema di sfruttamento e muoversi indisturbati verso il prossimo scontro imperialista.
Questo “Stato di guerra” agisce preventivamente con intimidazioni e profilazioni razziali e politiche, sfruttando ogni forma di ricattabilità: scolastica e lavorativa, ma anche economica – attraverso sanzioni e multe – ed infine penale, attraverso la minaccia dell’arresto.
I giovani sono i primi a farne le spese: la borghesia imperialista è consapevole che le nuove generazioni covano la rabbia e la voglia di sfidare un sistema che li emargina e li condanna alla precarietà. Per questo lo Stato agisce per prevenirne gli effetti usando tutti gli strumenti a sua disposizione: dalla scuola, ai decreti ad hoc come quello Caivano, fino ai servizi sociali per ricattare le famiglie, soprattutto se marginalizzate e razzializzate.
La schedatura degli studenti palestinesi operata dal Ministro Valditara e la profilazione delle scuole con docenti “comunisti” (come recentemente proposto da FdI a Bagno a Ripoli), la narrazione nazionalista delle nuove linee guida per l’istruzione, il registro elettronico e le telecamere negli istituti, la figura del Preside sceriffo e la reintroduzione del voto in condotta utile alla bocciatura, sono tutti elementi che seguono la medesima tendenza: la scuola deve essere strumento di egemonia della classe dominante, anche attraverso le forme di controllo, disciplinamento e punizione.
Questo avviene perché lo “Stato di guerra” traccia in modo netto dei confini sempre più ristretti entro cui le lotte devono restare confinate e poi, quando non ci riesce, punisce chi queste lotte le anima e chi vi solidarizza.
Ciò che sta avvenendo alla studentessa di Firenze e alla sua famiglia ci riguarda tutte e tutti, perché è un attacco alla solidarietà e alla partecipazione politica che segna la volontà dello Stato di spezzare il legame fra le lotte studentesche – animate dal futuro proletariato di domani – e le lotte della classe lavoratrice. È un attacco, dunque, che riguarda chiunque non rimane indifferente alle ingiustizie, lotta e si organizza contro il futuro di sfruttamento e guerra che la classe dominante vorrebbe imporci.
Per queste ragioni Domenica 1 Marzo, alle ore 15 in Piazza Santo Spirito, anche noi saremo all’assemblea pubblica lanciata dai compagni e dalle compagne di scuola di Haji, perché la solidarietà ed il rilancio delle lotte sono gli anticorpi per spezzare l’isolamento e la paura a cui mira la repressione.
CONTRO REPRESSIONE E STATO DI GUERRA, RESISTERE PER VINCERE!
Antitesi – Firenze
