Il razzismo è un’arma dei padroni!
L’omicidio di Bakary Sako a Taranto mostra il volto della barbarie sociale prodotta da sfruttamento, abbandono e politiche securitarie contro i quartieri popolari.
All’alba del 9 maggio, Bakari Sako, bracciante originario del Mali, è stato vittima di un brutale omicidio nella città vecchia di Taranto mentre in bici si recava a lavoro. Un gruppo di cinque giovanissimi lo ha casualmente accerchiato, picchiandolo, per poi sferrare tre fendenti mortali mentre tentava di fuggire.
Si parla chiaramente di omicidio aggravato da un movente xenofobo, appurato infatti che la banda era in cerca di una persona considerata fragile proprio su base razzista. Colpisce in particolare l’età dei responsabili: quattro di loro sono giovanissimi fra i 15 e i 17 anni, mentre il quinto è un 20enne.
Cinque giovanissimi che nascono e crescono in un territorio fragile, in uno dei punti della città più al margine. Figli di quella stessa politica di abbandono che individuano nell’immigrato il capro espiatorio della loro condizione.
Quanto avvenuto è la rappresentazione del vivere una città come Taranto, emblema dell’essere zona di sacrificio per la produzione, che non genera altro che morte, miseria e mancanza di immaginari futuri. Ciò è il risultato delle politiche dei governi che spingono sempre di più sulla normalizzazione della guerra, sull’iper individualismo e sulla creazione del nemico su basi razziste o di genere fra le stesse fasce popolari, generando smarrimento e disperazione generale fra le masse.
Riteniamo l’omicidio di Bakary Sako un omicidio politico, non tanto per chi il fendente l’ha sferrato, ma per chi quelle mani le ha armate ed istigate. E la risposta non è quella della militarizzazione dei quartieri, avvenuta in modo consequenziale ed immediato all’omicidio, con la solita retorica di classismo verso la Città Vecchia e gli altri quartieri più a margine della città.
Così come non è nemmeno il fantomatico “decoro” che la politica borghese ha imposto alla città, rendendo metà della Città Vecchia una zona edulcorata di locali e movida per il turismo di massa gentrificatore, con una zona di confine che fa cadere questi castelli di carta, dove gli abitanti del quartiere sono abbandonati alla precarietà e all’assenza di servizi basilari.
La risposta è la lotta collettiva e di classe contro queste barbarie a cui ci hanno abituati. L’unità dei proletari contro chi li sfrutta e li opprime. Combattere l’oblio dell’abbruttimento generale canalizzato all’interno delle classi oppresse stesse e rivolgerlo contro i padroni.
Il razzismo è un’arma dei padroni e delle forze reazionarie, la lotta di classe e l’organizzazione la risposta delle classi oppresse.
Resistere per vincere!
Antitesi Organizzazione Comunista
