3 gennaio 2026: Venezuela sotto attacco
Dopo mesi di pressione militare con blocco navale, decine di attacchi a imbarcazioni con centinaia di morti, sequestro di navi e bombardamenti di porti, nelle prime ore di sabato 3 gennaio 2026 i criminali imperialisti dell’amministrazione Trump hanno condotto un’operazione di aggressione diretta contro lo Stato bolivariano del Venezuela. Un’operazione di guerra condotta senza nessuna legittimazione istituzionale, con la risibile copertura della lotta la narcotraffico, che ha avuto come esito il bombardamento di strutture militari e civili, con più di 40 morti e il rapimento del presidente venezuelano Maduro e di sua moglie, sequestrati e deportati in territorio statunitense.
Un episodio senza precedenti che inaugura il nuovo anno all’insegna della guerra imperialista e del diritto del più forte, e che costituisce un salto di qualità della fase del multipolarismo di guerra che da tempo caratterizza le relazioni globali.
Siamo di fronte ad un chiaro esempio di applicazione del “corollario Trump” della Dottrina Monroe ben delineato nel documento “Strategia di sicurezza nazionale” Usa, reso pubblico nel novembre scorso. L’obiettivo dichiarato degli imperialisti Usa è quello di stringere la morsa del dominio, dello sfruttamento e dell’oppressione a vantaggio dei loro monopoli e sulla pelle dei popoli latinoamericani, rivendicando l’emisfero occidentale e l’intero continente americano come propria sfera di influenza esclusiva.
L’imperialismo Usa, sull’orlo del crollo finanziario con 38 mila miliardi di debito federale, con 34 mila miliardi di debito privato e con il dollaro in caduta, dopo la guerra dei dazi, ha scelto la strada dell’attacco militare diretto nel tentativo di far fronte alla propria crisi, scaricandone i costi sulle spalle delle nazioni oppresse e facendo cassa con la rapina delle loro risorse. Per questi criminali, se la crisi porta alla guerra, la guerra deve essere utilizzata per gestire la crisi.
Il Venezuela bolivariano è preso di mira perché rivendica uno sviluppo autocentrato e la gestione autonoma delle sue risorse, in primis del petrolio e delle altre materie prime. Ma è attaccato anche perché ha perseguito questa sua rivendicazione sviluppando relazioni e accordi con le potenze concorrenti degli Usa, e in particolare con il concorrente strategico rappresentato della Cina. Non è un caso, ma una coincidenza sintomatica, il fatto che Maduro sia stato rapito qualche ora dopo aver sottoscritto più di 60 accordi commerciali con i rappresentanti del governo cinese in visita a Caracas.
L’attacco Usa al Venezuela bolivariano chiarisce quale è lo scenario nuovo per l’America Latina e il mondo. Uno scenario in cui si aggrava sempre di più la contraddizione tra imperialismo e popoli oppressi, come è già evidente con la guerra di occupazione coloniale in Palestina e la legittima ed eroica resistenza del suo popolo. Uno scenario in cui si intensificano le contraddizioni interimperialiste e in cui, con buona pace di chi la coltiva, svanisce l’illusione del multipolarismo pacifico. Nel Venezuela come nel mondo rimane la lotta tra la mobilitazione reazionaria per l’oppressione e lo sfruttamento imperialista e la mobilitazione rivoluzionaria per il rovesciamento di questo sistema di dominio.
In questo scenario la giusta e necessaria resistenza di questi popoli è la nostra naturale alleata nella lotta contro il nostro imperialismo, europeo e italiano, la sua politica di guerra, il riarmo e l’immiserimento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse.
El pueblo unido jamàs serà vencido!
A fianco del popolo Venezuelano che resiste!
Morte all’imperialismo!
Antitesi – Organizzazione Comunista
