Volantini e comunicati

L’UNICO TERRORISTA È LO STATO BORGHESE!


Sabato in migliaia, soprattutto giovani, sono scesi nelle strade di molte città italiane, contro guerra, carovita e sfruttamento, ribellandosi alle misure fasciste da Stato di guerra imposte per reprimere le manifestazioni e chi vi partecipa.

La vicenda che ha colpito Youssef Siher, in questo senso, ha del paradossale. Considerato dagli agenti della repressione la “mente” del M1710, è stato sequestrato e portato in questura, con l’accusa di “istigazione a delinquere” e “violenza organizzata” con finalità di terrorismo, solo per essere il presunto admin di alcune pagine social del movimento. La macchina del fango messa in piedi dai media borghesi, poi, ha fatto il resto. Di Youssef, già poche ore dopo l’arresto, a reti unificate si sbandierava l’intero Cv, negando che una persona italiana, figlia di immigrati, laureata, possa essere parte di queste proteste, perché troppo “istruita” e “preparata”; o peggio, definendolo “il grande burattinaio” delle mobilitazioni, per delegittimarne il carattere di massa. La stessa macchina del fango che pochi giorni prima, spiattellando su tg e giornali le foto e i video di un undicenne, aveva messo nel mirino i giovani proletari che erano scesi in strada con rabbia e determinazione, considerati troppo “poveri” e “piccoli” per ribellarsi coscientemente a questo sistema.

Intanto, si preparava l’ennesimo pacchetto sicurezza, aumentando ulteriormente la repressione contro le manifestazioni: è questa l’unica risposta che la classe dominante sa dare, gli unici soldi a disposizione della collettività devono essere spesi per la guerra e la repressione, non per i bisogni di chi ogni giorno lavora e sopravvive a questo sistema di sfruttamento e miseria. Infatti, le briciole destinate per calmare la rabbia di camionisti e agricoltori non basteranno, come non sono bastate le promesse vuote fatte agli operai dell’ex-Ilva che ad oggi vedono aumentare ulteriormente la cassa integrazione e la prospettiva della chiusura definitiva di tutti gli stabilimenti si fa sempre più concreta. Ciò che si va imponendo è l’instaurazione del diritto di guerra. Il nuovo decreto sicurezza, le piazze affidate alla Folgore, gli arresti e le profilazioni arbitrarie sono il volto di un sistema in crisi che sta facendo cadere ogni parvenza democratica e che per sostenere la guerra sul fronte esterno la fa sul fronte interno a chiunque la contesti.

Il caso di Youssef, la criminalizzazione mediatica e la repressione violenta dei giovani sono dei moniti mandati a chi protesta, soprattutto a chi si organizza per farlo: colpirne uno per educarne cento, così da spaventare, inibire la rabbia e separare chi si mobilita. Una criminalizzazione che però non ferma le proteste. Le masse sono in movimento contro la guerra e le sue conseguenze: nessuna “mente” sbattuta in questura, nessun pacchetto sicurezza, nessuna macchina del fango potrà impedire a chi ogni giorno paga il carovita e lo sfruttamento di riprendersi le strade, i quartieri, le scuole e le fabbriche delle proprie città. Ma la rabbia, per quanto legittima e determinata, da sola non basta: vanno accumulate forze coscienti e organizzate per dare continuità alle proteste, bisogna strutturare e organizzare la presenza nelle piazze, costruire solidarietà concreta tra chi manifesta e chi viene colpito dalla repressione, per resistere alla prossima carica e ai prossimi arresti, per arrivare a colpire chi la guerra la decide e la fa pagare a chi lavora.

Alla repressione organizzata dello Stato, bisogna contrapporre la resistenza organizzata delle masse e della classe proletaria: serve sviluppare l’organizzazione dei comunisti e ricostruire il partito comunista, avanguardia della classe, che sappia realizzare una strategia rivoluzionaria per farla finita una volta per tutte con questo sistema e le guerre che produce.

Solidarietà Youssef e a tutti i feriti e gli arrestati!
Contro la guerra e il diritto di guerra, organizzare la resistenza!
Ribellarsi è giusto!

Antitesi Organizzazione Comunista