IL 7 MARZO TUTTE E TUTTI A PRATO CONTRO FASCISMO, GUERRA E SFRUTTAMENTO!
Sabato 7 marzo saremo in piazza a Prato per respingere la becera provocazione fascista inscenata da Casapound e dal cosiddetto “Comitato Remigrazione e Riconquista”, che ha lanciato un corteo nazionale proprio nell’82esimo anniversario delle deportazioni nazifasciste in risposta agli scioperi operai del 1944.
In una città come Prato, dove le lotte degli operai immigranti del comparto tessile sono riuscite a squarciare una condizione di semi-schiavitù e strappare diritti fin ora negati, l’intento dei fascisti è chiaro: trasformare la contraddizione tra capitale e lavoro in una guerra tra poveri, proponendo l’alleanza tra operai e imprenditori “italiani” contro la “concorrenza sleale” straniera. Cioè il tentativo di deviare la rabbia sociale, dovuta all’odierna spirale di crisi e guerra, dalla lotta di classe ad uno scontro etnico-razziale all’insegna della collaborazione di classe, utile solo ad ingrassare i profitti dei padroni, scaricando sfruttamento, miseria e guerra sulle spalle delle classi popolari.
I padroni italiani, infatti, non sono vittime: sono quelli che da sempre lucrano sul lavoro nero, sulla precarietà, e la “remigrazione” è un’arma per creare altre sacche di lavoratori ancora più ricattabili e senza diritti. È evidente che ogni attacco contro “gli stranieri” è un attacco a tutti i lavoratori e le lavoratrici e che l’unica vera lotta allo sfruttamento è quella fatta fianco a fianco da lavoratrici e lavoratori di tutte le nazionalità.
Il capitalismo in crisi – che non riesce più reggersi solo sullo sfruttamento “pacifico” – non può fare a meno delle guerre di rapina ed ha bisogno di irregimentare tutta la società nelle sue politiche di riarmo generalizzato, militarizzazione, repressione degli spazi di dissenso. In questo contesto, i fascisti non sono “estremisti isolati” ma il braccio armato degli interessi della classe dominante quando la mediazione democratica non è più sufficiente. Di fronte al pericolo che le classi popolari si organizzino contro la guerra e lo sfruttamento, i camerati servono a dividere la classe lavoratrice, a terrorizzare gli immigranti, a preparare il terreno per l’uso della forza contro ogni resistenza.
In Ucraina come in Medio Oriente, i fascisti sono al servizio del capitale con i colpi di Stato, con il genocidio o con le bombe. Qui a Prato seminano odio etnico per impedire che gli operai – italiani, cinesi, bangladesi o pakistani – riconoscano il nemico comune: il padrone, italiano o cinese che sia. Inoltre, sul tema della “sicurezza” quale principale terreno di propaganda xenofoba, i fascisti mirano a mobilitare le masse in chiave reazionaria, così da legittimare lo Stato di guerra e la caccia al nemico interno. Se i fascisti riconducono il senso d’insicurezza sociale all’immigrazione, al degrado delle periferie e alla delinquenza, a noi spetta riportarlo dentro una prospettiva di classe, denunciando le contraddizioni reali che il capitalismo apre ed aggrava in termini di attacco alle condizioni di vita delle masse popolari. I rapporti di produzione capitalistici sono all’origine dell’insicurezza sociale: la vera insicurezza è la mancanza di una casa, di un lavoro stabile e sicuro, di presidi sanitari sul territorio, di spazi di socialità per i giovani.
Per questo l’antifascismo oggi non può limitarsi ai proclami sulla difesa della Costituzione, ma serve un antifascismo di classe, radicato nei luoghi di lavoro, capace di unire i lavoratori e le lavoratrici al di là di nazionalità, lingua e colore della pelle. Serve un antifascismo che non si fermi alla superficie ma attacchi la radice dello sfruttamento e della guerra imperialista. Per fare questo è necessaria l’organizzazione che possa dare alle lotte una direzione politica unitaria, legando la battaglia antifascista alla lotta contro la guerra e per rovesciare l’attuale sistema di sfruttamento.
CONTRO FASCISMO E GUERRA IMPERIALISTA: ORGANIZZIAMOCI!
RESISTERE PER VINCERE!
Antitesi – Firenze
