VIVA IL MERIDIONE IN LOTTA!
Da Palermo a Milano, organizziamo la resistenza
Dalla fine di settembre, l’intero Meridione è diventato teatro di ingenti mobilitazioni che vedono protagonisti diversi settori di massa, con in testa agricoltori e gli autotrasportatori, principalmente attraverso la pratica del blocco stradale, condotte contro l’innalzamento dei prezzi del carburante e guadagni sempre più ristretti.
A premere sulla condizione di questi settori è il ricatto della grande industria e della grande distribuzione. Gli industriali della trasformazione alimentare e i supermercati operano come cartelli monopolistici, acquistando dai piccoli e medi produttori la materia prima. Per accrescere o comunque garantire i propri profitti, impongono un valore delle materie prime estremamente basso e pagamenti risibili agli autotrasportatori, motivo per il quale le piccole e medie imprese sono strangolate dall’aumento dei costi del carburante, che erode le loro briciole di profitto. Le rivendicazioni di tali categorie riguardano l’elargizioni di sostegno finanziario allo Stato, che però non risolveranno mai i nodi strutturali dello strapotere dei monopoli.
Parallelamente abbiamo assistito alla mobilitazione degli operai dell’ex Ilva di Taranto, in sintonia con i loro colleghi di Genova, contro la chiusura definitiva dei loro stabilimenti siderurgici. A Taranto significherebbe disoccupazione di massa per migliaia di operai, in un territorio che ha subito per decenni la violenza ambientale della macchina capitalista italiana. Lo Stato borghese e i padroni continuano a scaricare sulla popolazione le conseguenze delle loro scelte: continuità produttiva o chiusura sono opzioni che essi scelgono in sintonia ai loro interessi, sacrificando sempre gli interessi delle masse popolari di Taranto e dei lavoratori dell’Ilva. Nella città jonica, nonostante i blocchi stradali siano durati per soli cinque giorni, gli operai sono riusciti a paralizzare anche i territori extra provinciali, bloccando la strada verso lo stabilimento Eni, polo strategico per il rifornimento del carburante nell’intero Meridione.
L’aggravamento delle condizioni di vita per i proletari e vasti vari settori di massa sono il prodotto della tendenza alla guerra che inasprisce il peso della crisi sulle spalle delle masse popolari. Il determinarsi di diversi fronti di guerra, da quello ucraino a quello iraniano, fino al conflitto in Yemen, moltiplicano la volatilità dei prezzi dell’energia e la relativa speculazione.
Dai blocchi degli agricoltori e dei trasportatori e da tutte le manifestazioni nel Sud Italia, continua ad emergere sentimenti di esplicita opposizione alla guerra ed al riarmo, con la consapevolezza che l’innalzamento dei costi del carburante è strettamente collegato all’instabilità dei mercati in conseguenza alla guerra imperialista.
Le masse popolari sono ben consapevoli anche delle responsabilità del governo attuale e dei precedenti in questa situazione internazionale, con le sanzioni alla Russia, la fornitura di armi al regime ucraino e alla colonia sionista, l’utilizzo delle basi Usa e Nato per l’aggressione all’Iran e lo schieramento di truppe nella penisola arabica.
Le mobilitazioni al Sud avvengono in sintonia con quelle di migliaia di giovani e giovanissimi, studenti e proletari, specialmente minorenni e figli di immigranti, che si stanno mobilitando nelle grandi città del Nord e del Centro contro carovita, tagli all’istruzione, incertezza del futuro e Stato di guerra. La lotta di autotrasportatori e agricoltori ha attirano anche la solidarietà di altri settori popolari, come quello dei disoccupati di Napoli, presenti ai blocchi, confermando come, in questa pratica di lotta, si sia catalizzato gran parte del malessere sociale del Sud.
Mentre nel suo discorso alla nazione, la premier Meloni ha miseramente e falsamente tentato di distinguere in “buoni e cattivi” le piazze del nord rispetto a quelle del sud, parlando di violenza per i primi e di legittimità per i secondi, la realtà è un’altra: le mobilitazioni di agricoltori ed autotrasportatori stanno venendo represse attivamente dalla macchina borghese, con migliaia di schedati, centinaia di multati e decine di denunciati. Il clima repressivo evocato per rispondere alle piazze settentrionali è stato portato al Sud, così come la criminalizzazione a sfondo razzista e classista: al Nord e al Centro si parla di “maranza”, al Meridione di “infiltrazioni mafiose”.
I movimenti di lotta sono frutto della ribellione delle masse all’oppressione della borghesia imperialista, il loro nemico comune, a cui si può resistere solo unitariamente, rifiutando i suoi infami schemi per dividerci in “buoni e cattivi”.
Lo sciopero generale del 30 ottobre può essere un passaggio per unire le masse in lotta in tutto il paese, contro Stato di guerra e repressione.
Deve emergere una voce chiara e netta:
GIOVANI, STUDENTI, OPERAI, AGRICOLTORI, AUTOTRASPORTATORI: UNIAMOCI ED ORGANIZZIAMOCI CONTRO LO STATO DI GUERRA!
Bisogna organizzarsi nell’immediato per continuare a ribellarsi e resistere all’oppressione. Ma non solo: in prospettiva, bisogna costruire l’organizzazione comunista per far fuori, con la rivoluzione proletaria, la classe di sfruttatori, strozzini e oppressori che è il nemico comune di tutte le masse popolari.
La questione meridionale è questione di classe!
Dal Sud al Nord: viva il fronte di lotta delle masse popolari!
Costruire l’organizzazione comunista legandosi alle lotte di masse!
Antitesi Organizzazione Comunista
