Contro lo stato di guerra: dai quartieri, dalle scuole e dai posti di lavoro
Torino, come tante altre città in Italia, è stata investita da un’ondata repressiva. Pochi giorni fa, 18 nomi sono arrivati sul tavolo del Gip, per somministrare domiciliari e misure restrittive. Prima l’attacco ai militanti, all’imam Shahin, poi la pioggia di sanzioni, l’operazione Aska, i domiciliari agli studenti medi e le misure per 8 giovanissimi solidali, di famiglia araba, per dare l’esempio alla gente dei quartieri e delle case popolari. Quella che stiamo subendo è la repressione che Stato e padroni stanno utilizzando per rispondere ad un movimento di massa che ha saputo mettere in discussione i loro piani di sfruttamento e oppressione.
Le borghesie imperialiste si preparano alla guerra e per agire indisturbate hanno bisogno di zittire le masse e le avanguardie che possono intralciare i loro piani. La storia, però, ci insegna che gli oppressi e la classe lavoratrice non si sono mai piegate completamente davanti alle logiche di guerra.
Non ci hanno impressionato le camionette, i jerseys e gli idranti degli sbirri il 18 dicembre, perché siamo stati abituati, in questi anni, alle jeep dell’esercito agli angoli dei nostri quartieri, come al dispiegamento militare genocida dell’entità sionista per reprimere e cancellare la Resistenza palestinese. Ci stiamo abituando a vedere il livello di conflitto alzarsi nelle città degli yankee, alla violenza dell’ICE, e alle sue emulazioni nei rastrellamenti qui da noi.
Il dispiegamento di forze che la nostra borghesia imperialista mette in campo è il sintomo del timore che le masse rispondano all’irregimentazione dello stato di guerra con la lotta partigiana. Torino è stata una città partigiana. Quella dei partigiani è una lotta di resistenza, sfiancamento e contrattacco.
Puntano a frammentarci, a levarci i nostri spazi, a costringerci all’alienazione e alla guerra fra poveri con salari da fame e condizioni di vita sempre peggiori. Ma l’azione partigiana trasforma ogni terreno in un campo di battaglia, anche quando ci chiudono gli spazi sociali.
Resta ogni metro che riusciamo a difendere: fra le masse, nei quartieri, sui posti di lavoro, dentro e fuori le scuole, davanti ai portoni per difendere le nostre case. Il numero è la forza delle masse, l’organizzazione la loro arma.
La lotta partigiana comincia con la Resistenza per arrivare all’unica conclusione possibile: la vittoria rivoluzionaria.
Come Antitesi – Organizzazione Comunista, siamo al fianco di chi, come noi, vive, lavora e si organizza, nei quartieri e fra le masse. Al fianco di chi ogni giorno, dall’Italia, alla Palestina, al Venezuela resiste e combatte contro l’imperialismo e il suo sistema di oppressione e sfruttamento.
Contro l’imperialismo e lo Stato di guerra, ora e sempre Resistenza!
Antitesi – Organizzazione Comunista
