LA RESISTENZA CONTINUA
A tre anni dall’Operazione Diluvio di Al Aqsa, il 7 ottobre resta una frattura nella storia: il giorno in cui la Resistenza palestinese ha dimostrato al mondo che il nemico sionista può non solo essere colpito, ma anche sconfitto sul campo della guerra di liberazione. Una frattura che ha reso ancora più evidente anche il divario tra le classi dominanti mondiali schierate a sostegno del sionismo e i popoli in lotta che, in tutto il mondo, si sono mobilitate al fianco del popolo palestinese.
Dopo tre anni di massacri, al tentativo di spezzare e annientare il popolo palestinese, a Gaza come in Cisgiordania, la Resistenza continua a rispondere combattendo. Anche altri popoli percorrono oggi questa strada, resistendo alle aggressioni dell’imperialismo e del sionismo: dal Libano allo Yemen, dall’Iraq all’Iran. I fronti di guerra già aperti non riescono a produrre la vittoria e che Stati Uniti e Israele cercano. Per questo ne aprono altri, nel tentativo di imporre il proprio progetto di dominio.
Questa guerra non accade soltanto lontano da noi. L’Italia è in guerra, lo dimostrano il sostegno politico, economico e militare all’Ucraina nazista, le infrastrutture e le basi militari messe a disposizione degli alleati e il dispiegamento di soldati e mezzi nel Golfo. Ed è proprio mentre la guerra imperialista si estende fuori dai nostri confini che viene costruito anche lo Stato di guerra interno.
Riarmo e repressione procedono insieme. Aumentano le spese militari mentre si sottraggono risorse a salari, sanità, scuola, casa e welfare, e si pretende che lavoratori e masse popolari paghino le conseguenze economiche della guerra: dall’aumento dell’energia a quello dei carburanti e dei beni di prima necessità. Parallelamente, vengono rafforzati gli strumenti per reprimere scioperi, blocchi, occupazioni e manifestazioni. In questa direzione, va anche il cosiddetto DDL antisemitismo volto a colpire proprio il movimento di solidarietà alla Resistenza.
Non è un caso: la guerra imperialista ha bisogno di un fronte interno pacificato, ha bisogno che lavoratori e masse popolari ne accettino i costi e che chi si organizza contro guerra, sfruttamento e repressione venga isolato e colpito. Eppure, in questi tre anni, dalle università alle fabbriche, dalle occupazioni agli scioperi, dai blocchi dei porti alle manifestazioni di massa, la Resistenza palestinese ha trovato una risposta nelle mobilitazioni di milioni di persone in tutto il mondo.
A tre anni dal 7 ottobre, la Palestina resiste. I popoli del Libano, dello Yemen, dell’Iraq e dell’Iran resistono. La migliore solidarietà che possiamo costruire è sviluppare la lotta contro la guerra imperialista, il riarmo e lo stato di guerra nel nostro Paese: nei quartieri, nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro.
IL 10 OTTOBRE TUTTI IN PIAZZA!
MORTE ALL’IMPERIALISMO!
LIBERTÀ AI POPOLI!
Antitesi Organizzazione Comunista
