Contro sionismo e guerra, resistere per vincere! Manifestazione regionale a Firenze
L’economia di guerra, trainata da un rinnovato keynesismo militare, la conversione industriale in produzione bellica e gli investimenti in infrastrutture strategiche per la movimentazione di truppe sono le uniche manovre che possono garantire profitti, per una borghesia imperialista che ha difficoltà a valorizzare la sovrapproduzione di capitali espropriati dal sudore dei lavoratori. Nuovamente socializzano le perdite per garantirsi la sopravvivenza.
Austerità, caro vita, tagli a salari e welfare, disinvestimento da tutte quelle branche del mondo della formazione che non hanno una prospettiva di dual-use sono gli effetti più tangibili per le masse della ristrutturazione dell’impianto statale.
Nostri sono i soldi necessari per l’allargamento del porto di Livorno e dell’aeroporto di Firenze, nostri quelli per la base di Coltano e la ristrutturazione della Caserma Predieri, nostri quelli necessari per militarizzare il consolato USA e il consolato dell’entità sionista, nostri quelli necessari a tutta la logistica di guerra. Parallelamente, nella ricerca di una autarchia energetica di facciata, Governo e padroni si travestono da ambientalisti mentre regalano pezzi di coste e territori alle speculazioni agrivoltaiche e a impianti di rigassificazione per gli interessi sionisti e americani.
Tutto questo è il sintomo strutturale dell’avvitamento della crisi del sistema capitalistico giunto alla fase imperialista attuale. L’acutizzazione delle contraddizioni interimperialiste ci spingono a lunghi passi verso la guerra che diventa l’unico strumento per affrontare questa ennesima crisi e rinviare il crollo di un sistema basato su sfruttamento e devastazione.
Studenti, lavoratori e lavoratrici però non sono né ignari né inermi e continuano a mobilitarsi contro guerra, devastazione dei territori, repressione e sfruttamento. Le manifestazioni oceaniche dell’autunno scorso hanno dato la misura dell’opposizione alla guerra che contraddistingue le masse popolari.
Per questo i nostri nemici hanno aumentato in maniera bipartisan la propaganda bellicista a partire dalle scuole e dai tentativi di mobilitazione reazionaria. Consenso e dominio si mescolano in questa fase e dove non arriva il primo ci prova il secondo. Evidenti sono, dunque, i tentativi repressivi volti a pacificare il fronte interno. Da un lato si istituiscono nuovi reati per colpire quelle avanguardie protagoniste delle lotte contro la guerra e in solidarietà alla Palestina, dall’altra la narrazione emergenziale indugia sulla ricerca di un nemico interno, possibilmente non in linea con i presunti valori occidentali ben rappresentati dall’entità sionista.
L’opposizione alla guerra torna oggi ad essere percepita come un’urgenza: è necessario quindi ripartire dalle lotte sul territorio, sul lavoro, nelle aziende, nella logistica e in scuole ed università.
La denuncia della spesa militare, della ricerca dual-use e della devastazione ambientale sono nodi cruciali e bandiere dei movimenti nati contro la guerra.
Il compito dei comunisti è organizzarsi per resistere; questa è la condizione necessaria per impedire che le genuine tensioni contro la guerra siano riassorbite dalla sinistra borghese per renderle compatibili con il sistema in cui viviamo e dotare le masse di strumenti di lotta concreti, nella prospettiva di accumulare forze per la rivoluzione.
Solo trasformando la resistenza alla guerra imperialista in lotta di classe rivoluzionaria sarà possibile superare le contraddizioni date dagli attuali rapporti di forza e abbattere il Dominio del capitale.
Antitesi Organizzazione Comunista – Firenze
