ABDERRAHIM FAKIR ENNESIMO OMICIDIO DI UNO STATO DI GUERRA
Sono passati due giorni dalla morte di Abderrahim Fakir durante un intervento di polizia a Bologna. Mentre si tenta di ricondurre tutto all’ennesima “fatalità”, le testimonianze dei residenti e le immagini circolate in queste ore parlano chiaro.
Non si tratta di una fatalità, questo è l’ennesimo omicidio di Stato.
La classe dominante che ci porta in guerra ha bisogno di difendere gli attuali rapporti sociali, e lo Stato, attraverso le sue leggi e i suoi apparati, garantisce tale ordine di sfruttamento da parte dei meno ai danni dei più.
Le forze di polizia costituiscono uno degli strumenti con cui quest’ordine viene imposto.
Non è quindi una fatalità che sia un lavoratore, una persona immigrata, ad essere stato ucciso e non è una casualità che la violenza di stato agisca sempre verso le classi subalterne e mai verso chi controlla i grandi capitali, evade milioni e sfrutta i lavoratori.
Per difendere il monopolio della violenza, quando lo Stato uccide, nella stampa e negli altri mezzi di propaganda, il morto deve diventare immediatamente il colpevole, e la violenza di stato si trasforma in ordine pubblico.
I nuovi decreti sicurezza, lo scudo penale, la sfilata degli scagnozzi del potere sempre pronta a schierarsi dalla parte delle “forze dell’ordine”, lo stato di guerra e la repressione contro chi si mobilita, delineano un quadro chiaro: una borghesia violenta che ricorre alla paura e al controllo lì dove non riesce più a costruire consenso.
Di fronte a tutto questo, non possiamo rimanere fermi, non possiamo rimanere in silenzio!
La risposta può essere una sola: organizzazione e Resistenza!
Antitesi Organizzazione Comunista
