Strike n.04
CONTRO CRISI E GUERRA L’UNICA POSSIBILITÀ È SCENDERE IN CAMPO!
numero IV anno II
INDICE
— Governo e padroni con l’elmetto
— Metalmeccanici: la lotta va oltre la firma
— Sanità: angeli a metà prezzo
— Firenze: la “culla dello sfruttamento“
— Protagonisti della storia
— Illegittimo: alla Scala la lotta vince!
EDITORIALE
Le immagini dei lavoratori dell’ex-Ilva che lottano per le strade di Genova hanno fatto il giro dell’Italia, mostrando una determinazione esemplare nell’opporsi alla chiusura degli stabilimenti. La solidarietà dimostrata dai lavoratori delle altre aziende del territorio, come l’Ansaldo, sono un ulteriore tassello che ci indica come la solidarietà di classe sia un’arma potente nelle mani dei lavoratori. Anche i lavoratori dell’ex-Gkn, che a Ottobre hanno occupato l’aeroporto di Firenze con l’obiettivo di riportare al centro la propria vertenza dopo anni di promesse e nulla di fatto, hanno dato un esempio positivo di determinazione.
I lavoratori, per far sentire la propria voce, per essere presi sul serio dalle controparti (padroni e governo), devono portare le mobilitazioni su un piano di ordine pubblico e incidere veramente sulla produzione, e quindi “nel portafoglio dei padroni”. In altre parole, bisogna fare casino! Blocchi, picchetti, autostrade, stazioni e aeroporti presi di mira come obiettivi da invadere, per far sì che la normalità di barbarie e sfruttamento che ci impongono si fermi anche solo per poche ore, sono pratiche importanti da sostenere e valorizzare. Risulta quindi evidente che quando le parole d’ordine sono chiare e l’obiettivo della lotta è concreto, diventa più naturale che la classe si compatti, facendo emergere il proprio protagonismo. Non è stato così per gli scioperi generali contro la finanziaria, vissuti dai lavoratori come un rituale sindacale che non aveva un obiettivo chiaro e concreto.
Questa però non deve diventare una scusa per stare fermi. Dobbiamo imparare ad usare ogni mobilitazione, ogni sciopero, come palestra di lotta dove “farci i muscoli” e scendere in campo nella lotta nel migliore dei modi Dobbiamo riuscire a trasformare le sfilate e gli scioperi “rituali” in veri momenti di lotta, senza aspettarci che sarà qualcun altro a farlo per i lavoratori. Un esempio è stato il protagonismo dei lavoratori che ha costretto i sindacati di base e la CGIL a convocare uno sciopero unitario per la Palestina. Quella è la strada che bisogna percorrere: puntare a mettere i sindacati alla rincorsa.
Le sfide che abbiamo davanti sono tante: la guerra, i salari da fame, la chiusura degli spazi di agibilità, un vento reazionario che soffia sempre più forte e che ci vorrebbe zitti, impauriti e immobili. Ma non si può e non si deve stare fermi! Serve aver chiaro chi è oggi il nostro nemico principale: il padronato e il governo Meloni. Puntano ad uscire dalla crisi investendo in armi e scommettendo sulla guerra, cercando di convincerci che solo quest’ultima ci salverà, e che spendere nelle armi tagliando servizi come asili, scuole e ambulatori, è un male necessario. Provano ogni giorno a farci accettare la miseria dei nostri salari come una colpa e cercano di dividerci, quando invece l’unica strada che abbiamo è quella di unirci.
Non abbiamo altra possibilità che scendere nel campo della lotta, in modo unito ed organizzato!
