Volantini e comunicati

RESPINGERE L’ATTACCO AL MOVIMENTO PER LA PALESTINA


Un vecchio adagio recitava che a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Guardando ai fatti degli ultimi giorni e settimane si può tracciare una linea su come il Governo intende “gestire” e “reprimere” il montante movimento di solidarietà verso il popolo palestinese e la sua Resistenza.

Il 13 maggio il Ministro Piantedosi ha chiamato a monitare “possibili infiltrazioni di dissidenti violenti”, con questa formuletta magica divulgata alla stampa, rivolta all’intifada studentesca che sta occupando la maggior parte delle università italiane, ripropone la vecchia retorica dei “buoni” e “cattivi”. Quella dei provocatori e degli infiltrati è il jolly che tutti i governi tirano fuori quando non sanno che pesci pigliare, quando si trovano davanti a un movimento reale che non solo esprime il suo sdegno per il genocidio in corso a Gaza ma rivendica il suo sostegno alla Resistenza armata dei palestinesi e chiede la rottura di tutti i rapporti tra le Università e l’entità sionista.
Un movimento che vede nei palestinesi l’avanguardia per tutti i popoli oppressi nel mondo dall’imperialismo e un baluardo da imitare per chi nei paesi occidentali si oppone al destino di scivolare nel baratro della terza guerra mondiale conscio che la guerra imperialista non è mai negli interessi delle classi popolari.

La questura di Padova è stata la più celere a svolgere il compitino suggerito dal Ministro e all’alba del 14 maggio la Digos è piombata in casa di alcuni compagni, prelevando tre di loro e portandoli in Questura. Oltre a questo anche la sede del Cpc Levante è stata sottoposta a perquisizione, con tanto di reparto celere a guardia della situazione, sequestrando materiale del corteo del 25 aprile scorso.
Chiaramente nessuno dei nostri compagni si è fatto intimorire da questa becera provocazione e il sostegno alle lotte per la liberazione della Palestina e il contrasto alla guerra imperialista da parte nostra si rafforza. 

La solerzia della Questura padovana non è un fatto isolato, cittadino, ma va legata a tutto l’armamentario che ha a disposizione la controparte: Governo e Ministero degli Interni, quindi tutta la catena di comando dello stato imperialista e i sionisti nostrani, sono gli strumenti da mettere in campo contro il movimento di lotta. Su tutto il territorio si registrano Presidi e Rettori che licenziano, minacciano insegnanti e studenti perché parlano di Palestina o sono di origini palestinesi; questure che si inventano ogni restrizione possibile per limitare, vietare e mettere i bastoni fra le ruote alle manifestazioni di solidarietà, quando non le manganellano direttamente; fogli di via per aver sventolato la bandiera del Fplp e in ultimo l’aggressione squadrista a Rubio da parte dei sionisti. Quest’ultima segue la partecipazione di un nutrito gruppo di provocatori alla manifestazione del 25 aprile a Roma e ad altre diverse operazioni di piccolo cabotaggio. L’aggressione a Rubio segna evidentemente un salto di qualità che risponde alle parole del sionista Pacifici di qualche mese fa: vi veniamo a prendere. Non solo, lo stesso Gabinetto sionista ha posto sul piatto la necessità di organizzare gruppi di “autodifesa” in tutto il mondo. 

Tutto questo non ci deve né sorprendere, né spaventare. Dobbiamo rispondere alle provocazioni e agli attacchi, rifiutando il gioco dei “buoni” e “cattivi” che cerca di spaccare dall’interno il movimento e maturare la convinzione che se il nemico ci attacca è perché siamo sulla strada giusta.
Oggi questa strada è tracciata dalla capacità del movimento per la Palestina di identificare chiaramente il proprio nemico nel sionismo e nel suo sistema di alleanze, accordi e legami con il nostro Governo e i suoi apparati. Oggi questa strada passa nella capacità di portare un pezzo dell’Intifada nel cuore della metropoli imperialista!